L'ULTIMO TURNO dvd (recensione)
Un film che non avrei voluto vedere, perché sapevo che mi avrebbe fatto male. E così è stato.
Lo consiglio a TUTTI, in special modo ai politici che hanno deciso di inserire le estetiste tra i lavori usuranti escludendo gli infermieri (se non con l’inghippo, del numero minimo di turni notturni).
Ecco alcuni punti che meritano chiarezza:
- Le priorità: prima si somministra l'antidolorifico al paziente, poi si va in sala operatoria a ritirare il malato.
L'infermiere che sa capire le priorità ha in mano il reparto.
- La terapia: prima di essere somministrata, va sempre controllata (regola del giusto farmaco, giusta dose, giusto paziente ecc.). Ogni infermiere italiano lo sa.
- Il rispetto: non esiste che un infermiere danneggi oggetti dei pazienti, questa è una libera (e discutibile) interpretazione del regista.
- La gestione emotiva: la scena del pianto non è del tutto credibile. Può succedere, certo, ma in genere ci si controlla e si continua a lavorare per il bene dei pazienti. Si piange, dopo, a casa.
- La frenesia: questa è reale. delle richieste è reale. Icampanelli, le telefonate, le urgenze, il peggioramento del quadro clinico, il bisogno di dialogo del paziente e dei familiari. Il tempo a disposizione è sempre troppo poco a causa della cronica mancanza di personale.
- Dettagli tecnici: per esigenze narrative sono stati omessi controlli basilari post-intervento chirurgico. Oltre ai parametri vitali e alla valutazione del dolore, non vengono menzionati il controllo della ferita, dei drenaggi e della diuresi.
- Igiene: sul lavaggio delle mani, purtroppo, qui in Italia non siamo sempre impeccabili. Quasi, dai.
- Vita privata: la vita familiare è completamente sballata, vero. La vita sociale pure. Dopo essere emersi dalla “trincea”, si torna alla realtà con un approccio fuori dagli schemi.
- Realismo: il film è talmente realistico da provocare rigetto in chi lavora o ha lavorato in ospedale. La verità è che i turni, a volte, sono persino peggiori di così.
- Il rapporto con i medici: spesso non comprendono il nostro reale carico di lavoro, la responsabilità e la pressione che sosteniamo.
- Considerazioni personali: ora forse capirete perché quel danneggiamento alla portiera della mia auto da parte dei no-vax sia stato un gesto infame, cattivo e illogico.
- In conclusione: ho fatto bene a cambiare vita. Molti infermieri, come me, lo stanno facendo.
L’unico modo per arginare queste dimissioni di massa è aumentare il personale e adeguare gli stipendi. In caso contrario, assisteremo alla fine della professione infermieristica.
© Emanuela Taddei






