venerdì 10 aprile 2026

Vecchiaia

 L’amarezza di noi vecchi ormai estranei alla vita

di

Massimo Fini

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Se c’è un periodo particolarmente amaro per un vecchio è quello delle feste pasquali. A Natale va un po’ meglio perché, come dice il detto popolare, “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Il Natale è abitudine passarlo in famiglia, se ne hai ancora una, a Pasqua i figli, i ragazzi, se ne vanno per i fatti loro. Ciaone. Inoltre l’inverno, col suo buio, in qualche modo ti copre, ti copre soprattutto alla vista degli altri, mentre in estate, con la sua luce, sei esposto.


Ma in fondo queste sono solo quisquilie. Il problema vero è l’invecchiamento, piano piano le forze ti abbandonano e ciò che un tempo facevi con facilità diventa arduo. La “quarta età”, ho scritto, comincia quando hai difficoltà a metterti le mutande. Prendo ad esempio, per quello che mi riguarda, il mare. Un tempo, con l’ardire, la spensieratezza e anche l’incoscienza della giovinezza, affrontavo ogni tipo di mare, anche quello in burrasca, con onde altissime, oggi se c’è un po’ di “bulesume”, come si dice in dialetto ligure, me ne sto sulla spiaggia, non voglio fare la fine di Sgarbi.


Del resto alla mia età non dovrei nemmeno andarci al mare. I miei coetanei infatti scelgono la collina, non la montagna perché a certe altezze ti manca il respiro. Il mare, si sa, irrita i nervi, la collina no. È più riposante, ma è un riposo troppo simile all’eterno riposo. E poi in collina, per le ragioni che ho abbozzato, ci vanno soprattutto i vecchi. E se c’è una cosa che il vecchio non tollera è di essere circondato da altri vecchi. E di che cosa parlano i vecchi? Di medicine, di malattie, di ospedali. Se ho ancora qualche fortuna con i ragazzi e le ragazze è perché a me piace ancora parlare di “Dio, l’anima e il mondo”, come facevo da giovane.


Ma torniamo alla Pasqua. Nel silenzio della città, perché tutti quelli che possono se la sono svignata, senti le ambulanze e dici a te stesso “per questa volta me la sono cavata, ma se non sarà questa volta sarà la prossima”. E questo ha a che fare col suicidio dei vecchi, in costante aumento, fenomeno addirittura nuovo rispetto a un passato non troppo lontano. Il suicidio del giovane ha un suo fascino estetico e anche epico, perché si gioca tutto ciò che ha, la vita. Quello del vecchio è patetico perché si gioca solo degli spiccioli.


Ti aggiri per le strade silenziose della tua città, dove hai vissuto per tanti anni e ti senti estraneo, non a Milano, se parliamo di Milano, ma alla vita. Tutto è cambiato, gli attori, le letture di riferimento, le musiche, le canzonette, se sono rap o trap non le capisci, se sono musiche della tua giovinezza è ancor peggio, perché rimandano a un tempo perduto per sempre. Una volta che intervistavo una grande attrice di teatro, Paola Borboni, allettata come si dice nell’orribile gergo medico, ebbi l’imprudenza di dirle: “Però almeno lei ha dei bei ricordi”. “I ricordi?” sibilò lei, facendo quasi un balzo sul letto, era pur sempre una grande attrice: “I bei ricordi sono la cosa più tormentosa per un vecchio”. Perché enfatizzano, per contrasto, la pena presente, meglio i ricordi brutti che impallidiscono col tempo. Diciamo la verità, una volta tanto, il vecchio perde ogni curiosità e per riempire in qualche modo gli sgoccioli di una vita che se ne sta andando si occupa di cose di cui non gli è mai importato un cazzo (Bouvard et Pécuchet, Flaubert). I vecchi sono avarissimi, tesaurizzano il denaro. Ho visto dei vecchi andare nel panico per l’ovo che era aumentato di 20 cent. E questo è uno dei tanti paradossi della vecchiaia, perché il denaro, in estrema essenza, è futuro e un vecchio ne ha molto meno degli altri (Il denaro, “sterco del demonio”).


Poiché insieme al vecchio invecchiano le sue arterie, tutto ciò che gli sta attorno, e che esula dalla normalità, gli dà fastidio. Per decenni ho parcheggiato la mia macchina sul marciapiede, adesso una macchina sul marciapiede mi manda in bestia, la mia vendetta, inutile, è spaccare con un martello gli specchietti retrovisori o pisciare fra due macchine, preferibilmente lussuose, troppo accostate.


Per molti anni abbiamo dominato la vita, adesso è la vita che domina noi. Tutto ci appare lontano, lontano. I ricordi vagano fra gli amici morti, quelli che se ne sono andati, e un tempo, non più nostro, diventato irraggiungibile.


A guardarli dalla nostra età tutti i decenni trascorsi hanno la potenza abissale di un rimorso, per tutto ciò che potevamo fare e non abbiamo fatto e anche per quello che abbiamo fatto e non avremmo dovuto fare. Non siamo più i protagonisti, viviamo di resoconti.

(11 aprile 2026)



mercoledì 8 aprile 2026

Dino Paladino e lo specchio

 Verrà il giorno in cui ci troveremo davanti ad uno specchio, pensando ai nostri amori vissuti.

Quando saremo al tramonto della nostra vita

ci torneranno in mente i loro volti, le loro parole, avremo nostalgia delle cose dette ed il rammarico di quelle non dette...e delle cose non fatte.

Poi il nostro pensiero si fermerà

su un amore in particolare, quello della nostra vita,

quello che avrà lasciato un segno indelebile, quello

per cui non vorremmo invecchiare, quello che non

ci fa accettare la fine, quello che vorremmo scordare, ma per cui ci è piaciuto vivere...

E a quel punto capiremo che non ci si innamora mai di chi è perfetto per noi, ma di chi, in un determinato momento della vita, ci dà le emozioni di cui abbiamo bisogno, anche solo standoci accanto.

Perché "accanto" è un posto per pochi...

Per tutto il resto, c'è lo spazio.



sabato 4 aprile 2026

VORAUS

 LINK: 

https://www.amazon.it/dp/B0GW2CK4WF?ref=sp_email

Se questo viaggio ti ha emozionato, ti chiedo un piccolo favore: lasciami una recensione su Amazon. Per un'autrice indipendente come me, le tue parole sono il motore per far conoscere Miro a tutto il mondo.

Grazie di cuore, Emanuela



lunedì 30 marzo 2026

post OLTRE IL RECINTO

 


Oggi sento il bisogno di condividere con voi un’emozione, uno strano accadimento: OLTRE IL RECINTO ha iniziato a volare da solo.

Scrissi questo racconto quasi per un'urgenza emotiva, senza dargli troppo peso. È nato mentre ero immersa nella stesura di VORAUS – L’ultimo comando per tornare a vivere (che è ancora in fase di correzione). Decisamente non era il momento... ma i libri, a quanto pare, arrivano quando vogliono e se ne vanno per la loro strada.

Nonostante qui, su queste pagine, il mondo degli esordienti spesso galoppi nell'indifferenza generale, là fuori la realtà è diversa: OLTRE IL RECINTO sta saltando ostacoli che non avrei mai immaginato.

Buona giornata a tutti e a tutte, a chi sa guardare oltre.

martedì 17 marzo 2026

domenica 15 marzo 2026

Oltre il recinto - capitoli

 OLTRE IL RECINTO di Emanuela Taddei


Un racconto…


Il titolo: OLTRE IL RECINTO… oltre il recinto delle proprie paure, delle proprie manchevolezze fisiche o mentali, oltre il recinto di una società alienante… 


La storia di Viola che lotta per i propri sogni, per tenere Lady, la sua cavalla. 


In foto: i capitoli…


Penso che anche poche pagine possano emozionare e lasciare il segno.



lunedì 9 marzo 2026

L’ULTIMO TURNO

 L'ULTIMO TURNO dvd (recensione)

Un film che non avrei voluto vedere, perché sapevo che mi avrebbe fatto male. E così è stato.


Lo consiglio a TUTTI, in special modo ai politici che hanno deciso di inserire le estetiste tra i lavori usuranti escludendo gli infermieri (se non con l’inghippo, del numero minimo di turni notturni). 


Ecco alcuni punti che meritano chiarezza:

- Le priorità: prima si somministra l'antidolorifico al paziente, poi si va in sala operatoria a ritirare il malato. 

L'infermiere che sa capire le priorità ha in mano il reparto.

- La terapia: prima di essere somministrata, va sempre controllata (regola del giusto farmaco, giusta dose, giusto paziente ecc.). Ogni infermiere italiano lo sa.

- Il rispetto: non esiste che un infermiere danneggi oggetti dei pazienti, questa è una libera (e discutibile) interpretazione del regista.

- La gestione emotiva: la scena del pianto non è del tutto credibile. Può succedere, certo, ma in genere ci si controlla e si continua a lavorare per il bene dei pazienti. Si piange, dopo, a casa.

- La frenesia: questa è reale. delle richieste è reale. Icampanelli, le telefonate, le urgenze, il peggioramento del quadro clinico, il bisogno di dialogo del paziente e dei familiari. Il tempo a disposizione è sempre troppo poco a causa della cronica mancanza di personale. 

- Dettagli tecnici: per esigenze narrative sono stati omessi controlli basilari post-intervento chirurgico. Oltre ai parametri vitali e alla valutazione del dolore, non vengono menzionati il controllo della ferita, dei drenaggi e della diuresi.

- Igiene: sul lavaggio delle mani, purtroppo, qui in Italia non siamo sempre impeccabili. Quasi, dai.

- Vita privata: la vita familiare è completamente sballata, vero. La vita sociale pure. Dopo essere emersi dalla “trincea”, si torna alla realtà con un approccio fuori dagli schemi. 

- Realismo: il film è talmente realistico da provocare rigetto in chi lavora o ha lavorato in ospedale. La verità è che i turni, a volte, sono persino peggiori di così.

- Il rapporto con i medici: spesso non comprendono il nostro reale carico di lavoro, la responsabilità e la pressione che sosteniamo. 

- Considerazioni personali: ora forse capirete perché quel danneggiamento alla portiera della mia auto da parte dei no-vax sia stato un gesto infame, cattivo e illogico.

- In conclusione: ho fatto bene a cambiare vita. Molti infermieri, come me, lo stanno facendo. 

L’unico modo per arginare queste dimissioni di massa è aumentare il personale e adeguare gli stipendi. In caso contrario, assisteremo alla fine della professione infermieristica.

© Emanuela Taddei