giovedì 7 maggio 2026

Nelle tue mani … come mi sento

 NELLE TUE MANI - GABRIEL KATZ 


Mi sono fermata su queste righe di Gabriel Katz perché descrivono esattamente il mio stato d'animo in questo periodo. A volte i libri arrivano tra le mani nel momento giusto, dandoci le parole per dire quello che sentiamo ma non riusciamo a spiegare. Il dubbio fa parte del percorso, ma è solo l'inizio di qualcosa che si muove.








Rachmaninoff's 'Piano Concerto no.2


 https://youtu.be/rEGOihjqO9w?is=WREpGFJJBEuSy89i

venerdì 1 maggio 2026

Nelle tue mani

 Dopo aver visto il film, ho deciso di leggere il libro. 

Sono solo ai primi capitoli e sono letteralmente catturata dalla storia, dai personaggi, dai luoghi, dalle note.

Le note che come pioggia toccano i miei pensieri.

Credo che non mi deluderà, anzi…

Conosco già il finale, ma non importa.

Quello che non conoscevo era il flusso di emozioni, le parole di Mathieu e di Pierre. Lui teppistello ma pianista geniale, l’altro professorone del Conservatorio. 

Due mondi che si scontrano, come note dissonanti.

Ma da essi nasce l’armonia, l’arte…

L’Arte non delude mai e vince sempre.

L’Arte ci salverà. 

Emanuela Taddei 


mercoledì 29 aprile 2026

L’amante di Lady Chatterley

 L'amante di Lady Chatterley - David Herbert Lawrence


Un romanzo che mi ha stupita non poco: certe scene sono sessualmente esplicite.

Colpisce l’inquietudine di fronte al cambiamento: l’industria, le miniere, il denaro, il profitto di pochi a scapito di molti, l’imbruttimento degli esseri umani.

Altra cosa: il finale non mi ha convinta, non è coerente con la psicologia del guardiacaccia.

Parere assolutamente personale. 

Penso che il successo di quest’opera sia dovuto principalmente agli incontri erotici tra Connie e il guardiacaccia. 

Merita di essere letto per due motivi: le riflessioni su un’epoca che si preannuncia deleteria per l’essere umano (così è stato purtroppo), leggere classici aiuta a migliorare la propria scrittura. 

Emanuela Taddei 



mercoledì 22 aprile 2026

Scrivere

 Scrivere è un atto di libertà.

Ho deciso di chiudere definitivamente la mia parentesi di attivismo politico. In questa fase della mia vita, scelgo di dedicare ogni mia energia a ciò che mi rappresenta davvero: la scrittura. 

Credo che l’impegno civile più efficace sia quello libero da etichette e da appartenenze di partito, basato sul confronto trasversale e sulla competenza tecnica. I miei romanzi, da 'Danza macabra sul lago d’Iseo' al nuovo 'VORAUS', parlano a tutti, senza barriere.

Ringrazio chi ha condiviso con me un pezzo di strada.

Da oggi il mio unico impegno è verso la verità delle parole e la passione tecnica che ho coltivato in questi anni. Ci vediamo tra le pagine.


Questo è ciò che sono, questo è ciò che faccio. Il resto è rumore.



Giorno down

 Giovedì 26 aprile 2026 

Oggi è il classico giorno down, nefasto, infausto, no…

Strano che non sia accaduto prima…

Di solito succede subito dopo aver terminato di scrivere un libro…

Oggi sono particolarmente disperata…

Passerà…



Sartoria

 SARTORIA

Tasche pantaloni e cerniera…


Direi che alla mia età sarebbe auspicabile non infilarmi in certi progetti. 

Ma imparare cose nuove, evolvermi, migliorare, sono sempre stati i cardini della mia vita (personale e lavorativa).

È più forte di me. Questo superego mi domina.

Superego freudiano. 

Sono una schiava il cui inconscio si ribella scrivendo storie.

Ecco!

Sono diventata una cantastorie per sfuggire al tiranno.






Lupo avvelenato

 Da Il lupo figlio di un Dio minore


Potrete spararmi , potrete avvelenarmi , sarò ucciso ma mai morto ,  mai vinto , noi lupi non abbiamo altra scelta che resistere alle ingiustizie dell'uomo , non possiamo fare altro sopravvivere su questa Terra che ha bisogno di noi.

Credit Photo: Angelina Iannarelli






Lupo tradito

 Federico ML Mettus


Così è iniziato il tradimento del lupo,  non nelle grandi bugie ma nelle mezze verità , che celano oscuri disegni. 

Credit foto: Riccardo Cristofori



giovedì 16 aprile 2026

Auto pubblicazioni

 I libri autopubblicati sono creature resistenti. 


Si studia 100 per poter scrivere almeno 10


Mamma è la prima volta che mi chiama scrittrice.


E niente: mia sorella ha letteralmente divorato VORAUS. Per fortuna “voleva leggerlo piano”.


venerdì 10 aprile 2026

Vecchiaia

 L’amarezza di noi vecchi ormai estranei alla vita

di

Massimo Fini

-------------------------------

Se c’è un periodo particolarmente amaro per un vecchio è quello delle feste pasquali. A Natale va un po’ meglio perché, come dice il detto popolare, “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Il Natale è abitudine passarlo in famiglia, se ne hai ancora una, a Pasqua i figli, i ragazzi, se ne vanno per i fatti loro. Ciaone. Inoltre l’inverno, col suo buio, in qualche modo ti copre, ti copre soprattutto alla vista degli altri, mentre in estate, con la sua luce, sei esposto.


Ma in fondo queste sono solo quisquilie. Il problema vero è l’invecchiamento, piano piano le forze ti abbandonano e ciò che un tempo facevi con facilità diventa arduo. La “quarta età”, ho scritto, comincia quando hai difficoltà a metterti le mutande. Prendo ad esempio, per quello che mi riguarda, il mare. Un tempo, con l’ardire, la spensieratezza e anche l’incoscienza della giovinezza, affrontavo ogni tipo di mare, anche quello in burrasca, con onde altissime, oggi se c’è un po’ di “bulesume”, come si dice in dialetto ligure, me ne sto sulla spiaggia, non voglio fare la fine di Sgarbi.


Del resto alla mia età non dovrei nemmeno andarci al mare. I miei coetanei infatti scelgono la collina, non la montagna perché a certe altezze ti manca il respiro. Il mare, si sa, irrita i nervi, la collina no. È più riposante, ma è un riposo troppo simile all’eterno riposo. E poi in collina, per le ragioni che ho abbozzato, ci vanno soprattutto i vecchi. E se c’è una cosa che il vecchio non tollera è di essere circondato da altri vecchi. E di che cosa parlano i vecchi? Di medicine, di malattie, di ospedali. Se ho ancora qualche fortuna con i ragazzi e le ragazze è perché a me piace ancora parlare di “Dio, l’anima e il mondo”, come facevo da giovane.


Ma torniamo alla Pasqua. Nel silenzio della città, perché tutti quelli che possono se la sono svignata, senti le ambulanze e dici a te stesso “per questa volta me la sono cavata, ma se non sarà questa volta sarà la prossima”. E questo ha a che fare col suicidio dei vecchi, in costante aumento, fenomeno addirittura nuovo rispetto a un passato non troppo lontano. Il suicidio del giovane ha un suo fascino estetico e anche epico, perché si gioca tutto ciò che ha, la vita. Quello del vecchio è patetico perché si gioca solo degli spiccioli.


Ti aggiri per le strade silenziose della tua città, dove hai vissuto per tanti anni e ti senti estraneo, non a Milano, se parliamo di Milano, ma alla vita. Tutto è cambiato, gli attori, le letture di riferimento, le musiche, le canzonette, se sono rap o trap non le capisci, se sono musiche della tua giovinezza è ancor peggio, perché rimandano a un tempo perduto per sempre. Una volta che intervistavo una grande attrice di teatro, Paola Borboni, allettata come si dice nell’orribile gergo medico, ebbi l’imprudenza di dirle: “Però almeno lei ha dei bei ricordi”. “I ricordi?” sibilò lei, facendo quasi un balzo sul letto, era pur sempre una grande attrice: “I bei ricordi sono la cosa più tormentosa per un vecchio”. Perché enfatizzano, per contrasto, la pena presente, meglio i ricordi brutti che impallidiscono col tempo. Diciamo la verità, una volta tanto, il vecchio perde ogni curiosità e per riempire in qualche modo gli sgoccioli di una vita che se ne sta andando si occupa di cose di cui non gli è mai importato un cazzo (Bouvard et Pécuchet, Flaubert). I vecchi sono avarissimi, tesaurizzano il denaro. Ho visto dei vecchi andare nel panico per l’ovo che era aumentato di 20 cent. E questo è uno dei tanti paradossi della vecchiaia, perché il denaro, in estrema essenza, è futuro e un vecchio ne ha molto meno degli altri (Il denaro, “sterco del demonio”).


Poiché insieme al vecchio invecchiano le sue arterie, tutto ciò che gli sta attorno, e che esula dalla normalità, gli dà fastidio. Per decenni ho parcheggiato la mia macchina sul marciapiede, adesso una macchina sul marciapiede mi manda in bestia, la mia vendetta, inutile, è spaccare con un martello gli specchietti retrovisori o pisciare fra due macchine, preferibilmente lussuose, troppo accostate.


Per molti anni abbiamo dominato la vita, adesso è la vita che domina noi. Tutto ci appare lontano, lontano. I ricordi vagano fra gli amici morti, quelli che se ne sono andati, e un tempo, non più nostro, diventato irraggiungibile.


A guardarli dalla nostra età tutti i decenni trascorsi hanno la potenza abissale di un rimorso, per tutto ciò che potevamo fare e non abbiamo fatto e anche per quello che abbiamo fatto e non avremmo dovuto fare. Non siamo più i protagonisti, viviamo di resoconti.

(11 aprile 2026)



mercoledì 8 aprile 2026

Dino Paladino e lo specchio

 Verrà il giorno in cui ci troveremo davanti ad uno specchio, pensando ai nostri amori vissuti.

Quando saremo al tramonto della nostra vita

ci torneranno in mente i loro volti, le loro parole, avremo nostalgia delle cose dette ed il rammarico di quelle non dette...e delle cose non fatte.

Poi il nostro pensiero si fermerà

su un amore in particolare, quello della nostra vita,

quello che avrà lasciato un segno indelebile, quello

per cui non vorremmo invecchiare, quello che non

ci fa accettare la fine, quello che vorremmo scordare, ma per cui ci è piaciuto vivere...

E a quel punto capiremo che non ci si innamora mai di chi è perfetto per noi, ma di chi, in un determinato momento della vita, ci dà le emozioni di cui abbiamo bisogno, anche solo standoci accanto.

Perché "accanto" è un posto per pochi...

Per tutto il resto, c'è lo spazio.



sabato 4 aprile 2026

VORAUS

 LINK: 

https://www.amazon.it/dp/B0GW2CK4WF?ref=sp_email

Se questo viaggio ti ha emozionato, ti chiedo un piccolo favore: lasciami una recensione su Amazon. Per un'autrice indipendente come me, le tue parole sono il motore per far conoscere Miro a tutto il mondo.

Grazie di cuore, Emanuela



lunedì 30 marzo 2026

post OLTRE IL RECINTO

 


Oggi sento il bisogno di condividere con voi un’emozione, uno strano accadimento: OLTRE IL RECINTO ha iniziato a volare da solo.

Scrissi questo racconto quasi per un'urgenza emotiva, senza dargli troppo peso. È nato mentre ero immersa nella stesura di VORAUS – L’ultimo comando per tornare a vivere (che è ancora in fase di correzione). Decisamente non era il momento... ma i libri, a quanto pare, arrivano quando vogliono e se ne vanno per la loro strada.

Nonostante qui, su queste pagine, il mondo degli esordienti spesso galoppi nell'indifferenza generale, là fuori la realtà è diversa: OLTRE IL RECINTO sta saltando ostacoli che non avrei mai immaginato.

Buona giornata a tutti e a tutte, a chi sa guardare oltre.

martedì 17 marzo 2026

domenica 15 marzo 2026

Oltre il recinto - capitoli

 OLTRE IL RECINTO di Emanuela Taddei


Un racconto…


Il titolo: OLTRE IL RECINTO… oltre il recinto delle proprie paure, delle proprie manchevolezze fisiche o mentali, oltre il recinto di una società alienante… 


La storia di Viola che lotta per i propri sogni, per tenere Lady, la sua cavalla. 


In foto: i capitoli…


Penso che anche poche pagine possano emozionare e lasciare il segno.



lunedì 9 marzo 2026

L’ULTIMO TURNO

 L'ULTIMO TURNO dvd (recensione)

Un film che non avrei voluto vedere, perché sapevo che mi avrebbe fatto male. E così è stato.


Lo consiglio a TUTTI, in special modo ai politici che hanno deciso di inserire le estetiste tra i lavori usuranti escludendo gli infermieri (se non con l’inghippo, del numero minimo di turni notturni). 


Ecco alcuni punti che meritano chiarezza:

- Le priorità: prima si somministra l'antidolorifico al paziente, poi si va in sala operatoria a ritirare il malato. 

L'infermiere che sa capire le priorità ha in mano il reparto.

- La terapia: prima di essere somministrata, va sempre controllata (regola del giusto farmaco, giusta dose, giusto paziente ecc.). Ogni infermiere italiano lo sa.

- Il rispetto: non esiste che un infermiere danneggi oggetti dei pazienti, questa è una libera (e discutibile) interpretazione del regista.

- La gestione emotiva: la scena del pianto non è del tutto credibile. Può succedere, certo, ma in genere ci si controlla e si continua a lavorare per il bene dei pazienti. Si piange, dopo, a casa.

- La frenesia: questa è reale. delle richieste è reale. Icampanelli, le telefonate, le urgenze, il peggioramento del quadro clinico, il bisogno di dialogo del paziente e dei familiari. Il tempo a disposizione è sempre troppo poco a causa della cronica mancanza di personale. 

- Dettagli tecnici: per esigenze narrative sono stati omessi controlli basilari post-intervento chirurgico. Oltre ai parametri vitali e alla valutazione del dolore, non vengono menzionati il controllo della ferita, dei drenaggi e della diuresi.

- Igiene: sul lavaggio delle mani, purtroppo, qui in Italia non siamo sempre impeccabili. Quasi, dai.

- Vita privata: la vita familiare è completamente sballata, vero. La vita sociale pure. Dopo essere emersi dalla “trincea”, si torna alla realtà con un approccio fuori dagli schemi. 

- Realismo: il film è talmente realistico da provocare rigetto in chi lavora o ha lavorato in ospedale. La verità è che i turni, a volte, sono persino peggiori di così.

- Il rapporto con i medici: spesso non comprendono il nostro reale carico di lavoro, la responsabilità e la pressione che sosteniamo. 

- Considerazioni personali: ora forse capirete perché quel danneggiamento alla portiera della mia auto da parte dei no-vax sia stato un gesto infame, cattivo e illogico.

- In conclusione: ho fatto bene a cambiare vita. Molti infermieri, come me, lo stanno facendo. 

L’unico modo per arginare queste dimissioni di massa è aumentare il personale e adeguare gli stipendi. In caso contrario, assisteremo alla fine della professione infermieristica.

© Emanuela Taddei



venerdì 6 marzo 2026

PREMONIZIONI

 PREMONIZIONI 

Avete mai avuto delle premonizioni?

Voci nel vento? Segni sulla sabbia? 

Increspature d’onda?


Sento che sta arrivando…

L’anno che segnerà il mio destino…


Non me lo so spiegare…

Continuo a leggere libri già letti, a scrivere parole già scritte…


Mal di schiena, di collo, insonnia, mille idee che vorticano nel mio cuore…

Le mie mani battono la tastiera e si fondono con l’universo…

Le voci… Sì, quelle voci mi parlano…

I personaggi arrivano a me, depositano la loro storia e poi fuggono via…

Io li afferro, per un istante, poi li lascio volteggiare…


Non posso spegnere quel fuoco che ormai divampa in me…

Non posso… 

È grande, la mia piccolezza non può contenerlo, solo spostarlo, dirigerlo, comprimerlo su un foglio… 

Scrivere è ormai questione di vita e di morte. 

La vita dei miei personaggi o l’oblio… 


Ed io ho scelto: mi farò travolgere, sarò sempre più distaccata dalla realtà, perché la realtà fa male, sempre più male. 

Il mio scudo sarà la scrittura, non permetterò più a nessuno di ferirmi. 

Solo ai miei personaggi. 

Emanuela Taddei 

(Immagine libera da copyright- Pixabay)




OLTRE IL RECINTO



 OLTRE IL RECINTO - Emanuela Taddei 

Racconto


Oltre il recinto” non è un semplice racconto, è un condensato di frammenti di vita il cui significato va oltre la pagina scritta. È la voce di chi lotta contro il sistema, la potenza ancestrale del legame fra l’uomo e l’animale. È il coraggio di pagare in prima persona per le proprie scelte, nella consapevolezza che scegliere la strada giusta ha sempre un prezzo.

È molto di più di una storia, è un invito alla riflessione che ognuno di noi, prima o poi, è chiamato a fare.

“Oltre il recinto” diventa così una metafora perfetta: non è solo un confine fisico per un cavallo o per un animale, ma il limite delle nostre convinzioni, delle regole sociali e delle nostre paure.

mercoledì 18 febbraio 2026

VORAUS

 

VORAUS ULTIMO COMANDO PER TORNARE A VIVERE - Emanuela Taddei
Finalmente l'ho scritto. Ora è in fase di correzione. Oggi lo so: io e il mio libro abbiamo già vinto.
Questo progetto ha un significato immenso: stavo per iniziare a scriverlo nel 2020, dopo mesi di studio e documentazione tra storia dell’Afghanistan, missioni militari italiane e cinofilia.
Avrebbe dovuto essere il mio grande tributo a un cane eroe militare.
Poi arrivò il Covid, ed io, come infermiera, ne fui travolta.
Solo dopo molto tempo ho trovato la forza di riprendere in mano questa storia, di rileggere libri, e rivedere documentari. Infine l'ho scritto. Ho chiuso il cerchio. Non è esattamente come lo avevo immaginato allora, ma sapete che c'è? Lo trovo più bello. Diverso.
Dietro un libro ci sono particolari, passaggi, stati d'animo che spesso non si possono nemmeno immaginare. Per me Voraus è il “mio punto”. E lo adoro soprattutto per questo.
(Foto da Web)

 

venerdì 23 gennaio 2026

Cane eroe Monti Sibillini Terremoto

 Monti Sibillini - Norcia - Castelluccio di Norcia


Queste fotografie un pò imprecise sono state scattate nel lontano agosto del 2017, un anno dopo il terremoto. Le scattai con discrezione, spesso dall'auto. Mi sarebbero dovute servire per ambientare il romanzo sul lupo. Invece rimasero sepolte in una cartella del PC. Oggi posso pubblicarle, testimoniano una frattura non ancora sanata. 

Il mio prossimo romanzo sul cane eroe militare sarà ambientato in due luoghi completamente diversi: Afghanistan e Umbria. Protagonisti: Miro (cane eroe), Antonio (conduttore militare), Mara (istruttrice cinofila specializzata in ricerca dispersi su macerie), Blue (cane di Mara), Claudio (veterinario) e alcune figure afghane che spiccheranno per la loro completezza ed unicità: il pastore di notte con il suo gregge, il bambino e la mina a farfalla, la donna in burqua al mercato, il talebano appostato sui monti, l'interprete in una base militare italiana (Camp Arena), la studentessa ribelle a Kabul… e altri che ancora non so ... Arriveranno da me quando sarà il momento.

Ecco! 

Queste sono le mie notti insonni o i miei giorni chinata sulla tastiera a far nascere un mondo sconosciuto ai più.

Buona giornata cari lettori/lettrici

La vostra Emanuela