L’ULTIMA LETTERA
Infine siamo arrivati alla resa dei conti: dopo aver divelto le cabine telefoniche si rimuoveranno pure le cassette postali.
Succede in Danimarca, ma da noi in Italia? Quando?
Già faceva un certo effetto passare per vie, parchi e piazze ed accorgersi che quelle cabine rosse e silenziose sparivano dalla nostra vista.
Puff!
Quante telefonate, quanti ricordi: la ricerca di monete, gettoni o tessere telefoniche, la speranza che all’altro capo del telefono ci fosse qualcuno.
E così per le cartoline, cercate, scelte, rigirate in mano mille volte: indirizzo, talvolta sbagliato, la data, il luogo.
Alcune cartoline erano inaspettate, da quelle capivi se il ragazzo, seppur in vacanza o in caserma per la leva, pensasse a te.
Mia sorella ogni giorno riceveva una lettera dal suo fidanzato (attuale marito), costretto come tanti a quell’assurdo anno di Naja.
Ci voleva una biro per scrivere e la voglia di farlo.
Oggi nemmeno un messaggio.
Leggere questo articolo mi intristisce.
È davvero un’epoca che se ne va, come una cartolina sbiadita.
I nostri tempi, gli ultimi, quelli dell’assenza di tastiere o telefonini, quelli con la TV in bianco e nero, senza telecomando, il telefono duplex, le macchine fotografiche a pellicola, i giradischi e le mangia cassette…
Pure i nastri di queste ultime se ne son volati via…
Però non sono certa che questo progresso ci abbia fatto bene.
Siamo sempre più soli.
Più collegati e più soli.
© Emanuela Taddei
(Articolo da IL FATTO QUOTIDIANO)



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