domenica 28 dicembre 2025

Sono un’infermiera

 Da Pagina Facebook 

COSE CHE TI FANNO PENSARE 


« Solo un’infermiera. » — È per questo che, dopo quarantadue anni, ho smesso.


Dopo 15.695 giorni, non è stata la schiena a farmi andare via.


Sono state tre parole.


« Può sbrigarsi? Lei è solo un’infermiera. »


Un uomo sulla quarantina, gli occhi incollati allo smartphone, infastidito perché stavo controllando per la terza volta una terapia che poteva salvarlo.


Non mi ha nemmeno guardata.


Solo un’infermiera.


Ho finito la flebo, ho scansionato il braccialetto e sono uscita dalla stanza. Le mani erano ferme. Sono andata dritta nell’ufficio della coordinatrice infermieristica e ho detto le due parole che non ero mai riuscita a pronunciare — non negli anni più stancanti, non dopo le notti senza fine, non dopo i turni in cui ho rischiato di crollare:


« Mi dimetto. »


Mi chiamo Lavinia. Per tutti sono sempre stata Vìa.


Oggi è stato il mio ultimo turno in ospedale, dopo quarantadue anni.


Non è pensione.


È una fuga.


Sono entrata qui la prima volta nel 1982.


Ero fresca di scuola, con la divisa ancora rigida addosso e una convinzione quasi ostinata: prendersi cura non è un lavoro, è un modo di stare al mondo. I corridoi sapevano di caffè e disinfettante. Si imparava dalle colleghe “di una volta”, quelle che capivano che qualcosa non andava anche senza uno schermo.


Non ci affidavamo ai sistemi.


Ci affidavamo agli occhi, alle mani, all’intuito.


Sentivo la febbre prima che lo dicesse il termometro. Riconoscevo la paura in una voce che provava a sembrare normale. Stringevo il polso di un muratore mentre serrava i denti. E alle tre di notte restavo seduta accanto a un’anziana signora, solo perché non piangesse da sola.


Il lavoro era duro.


Ho visto ferite che facevano impallidire i più forti.


Ho tenuto in braccio neonati troppo fragili per restare.


Ho pianto in un ripostiglio, la fronte appoggiata al metallo freddo di un armadietto, chiedendo dieci minuti di forza in più.


Però la gioia era più grande.


Come con il signor Kowalski, la sera prima dell’intervento. Mi aveva afferrata per l’avambraccio, con gli occhi pieni d’ansia:


« Vìa… non li faccia combinare guai, quei giovani medici. »


Quando è stato dimesso, mi ha infilato in mano una foto ingiallita di lui, giovane, con i vestiti da apprendista.


« Lei è stata più coraggiosa del mio capomastro. »


Quello era il nostro salario: la fiducia.


Poi, a un certo punto, qualcosa si è inclinato.


Forse quando le cartelle di carta sono sparite e la documentazione digitale ha cominciato a mangiarsi il tempo — e poi la testa. Ho iniziato a guardare meno le facce e più gli schermi.


Clic. Scala del dolore?


Clic. Consenso?


Clic. Codice?


Clic. Tempo impiegato?


Non esiste un tasto per l’anima umana.


Nel nostro ospedale — in una città di provincia come Lodi, dove prima o poi tutti si incrociano — l’odore del caffè ha lasciato spazio alla corsa. Allarmi, protocolli, liste, “ottimizzazione”. L’efficienza è diventata più importante della presenza.


Non eravamo più persone che curano.


Eravamo righe in una tabella.


Poi è arrivato il 2020.


La crisi non è stata un incendio.


È stata una scossa lunga, che crepa tutto.


Portavamo mascherine fino a farci male la pelle. Mangiavamo barrette sulle scale. Sentivamo le macchine respirare al posto delle persone, giorno e notte, come un sospiro meccanico che non finiva mai.


Io tenevo i tablet a braccia tese, perché le famiglie potessero dirsi addio.


Ripetevo « Ci sono » decine di volte, perché nessun altro poteva dirlo al posto mio.


Ho accompagnato dei distacchi, a volte anche di persone di cui conoscevo il nome.


Abbiamo pianto dove nessuno guardava.


Il mondo applaudiva.


Ma gli applausi non ricuciono la stanchezza.


E quando il mondo è ripartito, noi non siamo ripartiti davvero con lui.


Ci siamo sfilacciati.


Le squadre hanno tenuto con un filo.


Le persone sono diventate più impazienti.


La gratitudine è evaporata come condensa.


E oggi eccomi qui, davanti a quell’uomo con il telefono.


Lo stesso tipo di uomo che, anni fa, forse avrebbe detto “grazie” guardandomi in faccia.


« Solo un’infermiera. »


Non credo nemmeno volesse essere cattivo.


Ha semplicemente detto ad alta voce quello che, quando tutto corre, troppa gente finisce per credere:


Siamo compiti.


Siamo numeri.


E troppo spesso, ci si sente intercambiabili.


Quando ho svuotato l’armadietto, ho trovato una foto della mia classe. Facce giovani, ostinate, convinte di cambiare il mondo — o almeno di renderlo più gentile, stanza dopo stanza.


E adesso sono seduta in macchina, nel parcheggio dell’ospedale. Il motore è spento.


E ho paura.


Perché prendersi cura non era solo quello che facevo.


Era quello che ero.


Chi sono, senza?


Soprattutto, sono triste.


Triste per un mestiere che perde l’anima.


Triste per i colleghi giovani che imparano dagli schermi prima che dalle persone.


Triste per i pazienti, che meritano più di uno sguardo in fretta tra due allarmi.


Una macchina può misurare la pressione.


Un carrello può portare le medicine.


Ma nessuna macchina stringe una mano che trema.


Nessun software consola chi sta per andarsene.


La compassione non si programma.


Appoggio lo stetoscopio.


Ma i ricordi, quelli, li tengo.


Tutte quelle dita nodose, quei palmi sudati, le mani dei bambini, le mani di uomini che facevano i duri e che, in fondo, chiedevano solo: « resti qui un minuto. »


A chi lavora in ospedale, nelle RSA, a domicilio, ovunque si tengano in piedi gli altri:


Non siete mai “solo” qualcosa.


Siete ciò che resta umano quando tutto il resto corre.


E a tutti gli altri:


Siate gentili.


Perché un giorno, tra voi e la fine, ci sarà una persona.


E sarà sempre molto più di “solo un’infermiera”. #fblifestyle


Scopri altre belle storie con Cose Che Ti Fanno Pensare.

Bip


 RICORDI

C’è un ricordo che ogni capodanno saltella nella mia mente.

Cerco di rimuoverlo, ma ahimè è impossibile.

Impossibile come ogni ricordo stridente ed ospedaliero. 


Rianimazione

Capodanno 

Letto di un paziente vicino alla buia finestra 

Fuochi d’artificio

Rumori dí festeggiamenti 

Bip monitor

Trillo del respiratore 

Massaggio cardiaco

Farmaci

Defibrillatore 

Torace scosso

I fuochi d’artificio si disperdono nella notte

Qualche botto residuo in lontananza

Bip Bip Bip 

Siamo solo noi con il massaggio delle nostre mani a creare vita

Biiiiiip

Silenzio

Buio

Fine


® Emanuela Taddei

giovedì 25 dicembre 2025

Gandhi


 Mahatma Gandhi


Stasera ho rivisto in TV il film “Gandhi”. 

Mi sono così ricordata quando, da ragazza, ne leggevo i libri ed ero infarcita dalla filosofia di Krishnamurti. 

Nonostante studiassi intensamente non raggiunsi mai la pace interiore. 

Davvero la cultura è ciò che resta dopo aver cancellato tutto.

Talvolta affiorano citazioni, pensieri e nomi, nulla di più: Adorno con i suoi “Minima moralia”, Carotenuto con i suoi “Frammenti di un discorso amoroso”, Freud e “L’interpretazione dei sogni”,  Pinkola Estés “Donne che corrono con i lupi”, Tolstoj “Guerra e pace” o “Anna Karenina”, Rilke…Potrei proseguire per ore, tanti autori mi hanno segnata, per non parlare di alcuni film: “Blade Runner”, a seguire i film di Woody Allen, Tarkovskij, Truffaut… 

Ero una mente giovane, desiderosa di cultura, ma dovetti abbandonare gli studi per mancanza di fondi.

Nessuno dovrebbe rinunciarvi per questioni economiche.

Io caddi in un lutto profondo: mi autoalienai, non lessi più una riga per ben quattro anni. 

Ed infine cosa resta? 

Le mie conoscenze a cosa sono servite?

Ad isolarmi, perché quando tocchi le vette non riesci più a scendere a patti con il mondo reale. 

Strane riflessioni le mie, è notte e sono ancora tormentata, vorrei fare di più, essere di più, ed invece mi sento sempre monca. 

… 

Incompresa a vita… 

Morirò così, con un’unica domanda, che qui non scriverò. 

Emanuela Taddei

LETTERE





 Natale 2025

Oggi ho riordinato lettere e biglietti vari, ed ho trovato queste (vedi foto). 

Tra le tante, pure quelle delle mie ex colleghe, belle parole, gentili, la frase più frequente: “Sono stata fortunata ad incontrarti”.

Io, per la mia, naturale o condizionata,  mancanza di autostima, non seppi e non so capire appieno tale gratitudine e affetto.

Però un giorno dovrò pur fare pace con me stessa e comprendere che questo mondo accoglie tutti, anche la sottoscritta.

Emanuela Taddei 

mercoledì 24 dicembre 2025

L’ultima lettera




 L’ULTIMA LETTERA

Infine siamo arrivati alla resa dei conti: dopo aver divelto le cabine telefoniche si rimuoveranno pure le cassette postali. 

Succede in Danimarca, ma da noi in Italia? Quando?

Già faceva un certo effetto passare per vie, parchi e piazze ed accorgersi che quelle cabine rosse e silenziose sparivano dalla nostra vista. 

Puff! 

Quante telefonate, quanti ricordi: la ricerca di monete, gettoni o tessere telefoniche, la speranza che all’altro capo del telefono ci fosse qualcuno.

E così per le cartoline, cercate, scelte, rigirate in mano mille volte: indirizzo, talvolta sbagliato, la data, il luogo.

Alcune cartoline erano inaspettate, da quelle capivi se il ragazzo, seppur in vacanza o in caserma per la leva, pensasse a te. 

Mia sorella ogni giorno riceveva una lettera dal suo fidanzato (attuale marito), costretto come tanti a quell’assurdo anno di Naja. 

Ci voleva una biro per scrivere e la voglia di farlo.

Oggi nemmeno un messaggio. 

Leggere questo articolo mi intristisce.

È davvero un’epoca che se ne va, come una cartolina sbiadita. 

I nostri tempi, gli ultimi, quelli dell’assenza di tastiere o telefonini, quelli con la TV in bianco e nero, senza telecomando, il telefono duplex, le macchine fotografiche a pellicola, i giradischi e le mangia cassette… 

Pure i nastri di queste ultime se ne son volati via…

Però non sono certa che questo progresso ci abbia fatto bene. 

Siamo sempre più soli.

Più collegati e più soli.

© Emanuela Taddei

(Articolo da IL FATTO QUOTIDIANO)

domenica 21 dicembre 2025

Un fondo più fondo



 UN FONDO PIÙ FONDO 

Quando pensi di aver toccato il fondo, scopri che c’è un fondo più fondo che ti potrebbe annientare da un giorno con l’altro.

Ti aggrappi a poche certezze e pure queste ti vengono sfilate dalle mani.

Il tradimento peggiore però è quello del tuo passato, dell’infanzia rubata, dell’adolescenza tormentata, dell’età adulta irrequieta ed infine dell’invecchiamento privo di saggezza. 

Ed è proprio lì che tiri le somme e cerchi di trovare una giustificazione, un perdono, una redenzione, ma non li trovi. 

C’è una sorta di fato imminente, e benché cerchi di cancellarlo dalla tua mente, riappare nei tuoi sogni trasformandoli in incubi. 

Come ci si sente a vivere senza radici?

Come si galleggia sulla mota?

Male fino all’ultimo respiro. 

Perché il tradimento dell’affetto è una ferita che non smette mai di sanguinare.

Lo sguardo che getti sul mondo è sempre diverso, strano, elaborato, travisato dal tuo dolore. 

Mancheranno le mie emozioni al mondo? I miei libri, le mie creazioni? 

No. 

Mancherà il mondo a me?

Sì, quello che ho sempre sperato. 

Inutilmente.

  © Emanuela Taddei 



venerdì 5 dicembre 2025

CONSAPEVOLEZZA

 CONSAPEVOLEZZA

Non sai mai cosa ti riservi la vita.

Quali sfide dovrai affrontare, quali dolori, menomazioni o malattie.

E di colpo capisci quanto tempo hai sprecato ad inseguire chimere o a crearti problemi inutilmente.

Cammini per strada con la schiena piegata e con il corpo che ti tradisce.

Non puoi non fare paragoni con ciò che eri e ciò che ora sei.

Diventerò anch’io invisibile come gli anziani dai bianchi capelli e dalla pelle grinzosa?

Sparirà dal ricordo la bella ragazza che fui, dagli occhi brillanti che sapevano stregare? 

Resto rudere di castello, sgretolata dalla vita.

Non mi saranno d’aiuto gli affetti familiari perché troppo spesso mi hanno umiliata: un’infanzia grama e spaventosa.

Ed ancora cerco affetto e conforto dove il vuoto risponde muto. 

Ed al volgere del mio tramonto non trovo un perché di tanto soffrire.

Non lo trovo. 

E neppure mi risponde il creato. 

Il nostro mondo volge al termine ed io ne sono testimone.

© Emanuela Taddei


domenica 9 novembre 2025

Funerale


 Nessuno parla di quello che succede dopo il funerale.

Quando tutti se ne vanno.

Quando i fiori appassiscono.

Quando il silenzio si trasforma in un ospite fisso.

Nessuno racconta il momento in cui torni a casa, apri la porta…e non trovi più quella risata, quel profumo, quell’abbraccio.

Nessuno ti spiega come si sopravvive alla quotidianità senza quella persona.

Come la cerchi in ogni angolo, in ogni tazza, in ogni sedia vuota.

Come fa male guardare il suo posto a tavola… e continuare a servire, come se da un momento all’altro potesse ancora arrivare.

Rimane un vuoto nell’anima.

Un’eco silenzioso di un amore che non puoi più donare, ma che resta lì, fermo, ad aspettare un ritorno impossibile.

È proprio in quel dopo, quando nessuno ti guarda, che si piange davvero.

Che si impara a convivere con l’assenza,

a baciare le fotografie, a parlare con il cielo.

Perché il funerale finisce… ma il dolore vero comincia solo dopo.


Autore sconosciuto

giovedì 6 novembre 2025

Laura Binello


 Post di Laura Binello 


Memoria di pezza


Mi hai preso tra le mani tremanti,

quelle che un tempo cullavano il mondo.

La tua voce sale, un filo spezzato,

ma dentro quel filo mi chiami ancora.

E mi risveglio, dopo troppi giorni in una scatola, dimenticato.

Il cotone che ho dentro sente,

il cuore cucito prende a battere piano.

Non so chi sei ora, ma il profumo dei tuoi anni

mi riconosce come casa.

Mi sorridi, e ritorni bambina, mi chiami come l'ultimo dei tuoi nipoti, o il primo.

Le rughe si fanno vele, l’oblio si scioglie nel chiarore dei tuoi occhi.

Io, povero giocattolo di plastica e pezza,

divento di nuovo vita,

perché nei tuoi ricordi confusi

sono l’unica cosa che non hai perduto.

E così restiamo, io e te, due memorie intrecciate, a ricordarci senza sapere come. 

Nel silenzio dell’oblio, io sono il filo che ancora ti tiene al mondo. 

LB

#terapiadellabambola

Libro API 🐝🐝🐝



 API 🐝 🐝 🐝 

È ufficiale: collaborerò con un apicoltore per la stesura di un romanzo sulle api. 

Un anno a scuola dal caro amico Guido. 

Un libro con due autori. 

Perciò nel 2026 inizierà una bella avventura.


Altro annuncio: stamane ho ripreso in mano libri e dvd sull’Afghanistan. 

A breve inizierò a scrivere… 

Dopo lo stacco dovuto al trasferimento della barca…

Forza e coraggio…

Sarà dura ma ce la farò. 

Ciao a tutti i miei lettori 📖 


(Foto dell’apicoltore Guido Bartoli)

domenica 12 ottobre 2025

Diane Keaton


 Diane Keaton

Non so spiegare completamente la mia tristezza, in fondo non la conoscevo personalmente.

Nondimeno ci proverò.

Diane Keaton e Woody Allen rappresentano un’epoca che si è intersecata con la mia.

Una coppia problematica, intellettuale, spiritualmente unita ma divisa. 

Un percorso ad ostacoli perché le coppie troppo cerebrali prima o poi scoppiano e si frantumano.

Distacco mai del tutto chiuso.

Questi due mostri sacri non li puoi pensare o immaginare separati. 

Con Diane Keaton si spegne un mondo. 

Un po’ il mio mondo e provo molta tristezza.


venerdì 12 settembre 2025

Sempre VIA COL VENTO


VIA COL VENTO - Margaret Mitchell 

Ritengo che questo romanzo sia un capolavoro.
Talmente bello che, dopo averlo letto, ascolterò l’audiolibro, per ripercorrere alcuni passaggi.
Le mie riflessioni si limitano all’amore di Rossella O'Hara nei confronti di Ashley Wilkes, un amore che si protrae per tutta la durata del romanzo, nonostante lui sposi un’altra.
Ci ho pensato a lungo e sono giunta a questa conclusione: Rossella non amava Ashley in quanto Ashley,  ma ciò che rappresentava: un mondo ormai decaduto, un passato senza ritorno, l’ultimo legame affettivo con la sua giovinezza e Tara. 
L’amore per Rhett Butler non poteva reggere il confronto.
Solo alla fine Rossella riuscirà a discernere e a separare il presente (Rhett) dal passato (Ashley), riconducendola alla realtà. 
Emanuela Taddei

giovedì 11 settembre 2025

VIA COL VENTO


 VIA COL VENTO di Margaret Mitchell 

Un capolavoro 

Da Q LIBRI 


Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti. Il più famoso romanzo popolare americano narra così le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi.

venerdì 29 agosto 2025

Patriarcato



 VIA COL VENTO di Margaret Mitchell 

STAI ZITTA di Michela Murgia 


Cosa accomuna questi due romanzi?

Il patriarcato.

Pur conoscendone il significato, mi accorgo di quanti soprusi sfuggano alla mia attenzione.

Michela Murgia spulcia ogni gesto o parola, lesivi della nostra dignità.

Invece Margaret Mitchell, figlia del Sud, incarna appieno la narrazione maschile.

Entrambi da leggere.

giovedì 21 agosto 2025

Malato cronico

 La malattia ti sbatte dentro a un sistema di violenza tale da lasciare sfiniti e il malato cronico è un lottatore perenne. Giovanna Ferrara

lunedì 18 agosto 2025

Artista


 L’artista vive di Arte e schierarsi potrebbe significare la fine dei propri sogni. 

Una scelta difficile. 

Io, nel mio piccolo, ho scelto di espormi, subendone le conseguenze.

Non diventerò MAI famosa. 

Però non ho tradito me stessa!

Questo si chiama coraggio! 


L’innocenza dei dinosauri









 L’INNOCENZA DEI DINOSAURI - Giovanna Ferrara


Libro consigliato qualche mese fa da IL FATTO QUOTIDIANO.

Ho fotografato un capitolo. 

Quanto sia stata distrutta la Sanità Pubblica è un dato di fatto. 

Vergognoso.

Disumano.

Intollerabile. 

Da leggere.

P.S. L’autrice è deceduta nel 2023 a soli 45 anni. 

Emanuela Taddei


sabato 9 agosto 2025

DON


 DON - Alberto Battistutti 


Penso che a livello scolastico non abbiamo approfondito abbastanza le sofferenze causate dalla GUERRA. 

Una cosa l’ho capita: chi va in guerra non è chi la dichiara o la auspica. 

Una grande ingiustizia.


“Al nostro avanzare, precipitano le rupi…” 

Grazie alpini 🖤

lunedì 28 luglio 2025

Il vento

 IL VENTO E LA SUPERBIA DELL’UOMO


Abbiamo voluto domarlo: mulini, pale eoliche, e imbarcazioni.

I naviganti, antichi e moderni, hanno da sempre preteso di imbrigliarlo e di costringerlo al loro volere. 

Una forza primordiale tra le mani…

Mani fragili… 

Ed oggi la nostra superbia viene punita.

La Natura, implacabile ma giusta, metterà tutti a posto. 


© Emanuela Taddei 


(Immagine libera da copyright- PIXABAY)


Le luci del porto

 Venerdì 18 luglio 2025 Marina di Baunei - SARDEGNA 


LUCI DI INGRESSO 

Quando vedo le luci del porto il mio animo si tranquillizza.

Il vento e le onde si placano, il navigare rallenta in un ultimo afflato di movimento. 

Imbrigliata la barca con poche cime, nell’attesa di una nuova destinazione, la guardo ammirata: ha saputo proteggermi, di nuovo.

La luce verde e rossa ammiccano da lontano, anche loro lo sanno. 

Non si può spiegare fino in fondo quanto sia rassicurante l’ormeggiatore che con un sorriso ti porge la trappa, ti consiglia, ti sprona. 

Dopo tante ore di navigazione è un sollievo sapere che d’ora in poi sarai in buone mani. 

La stanchezza, la salsedine, lo stress si sciolgono e resta un punto fisso all’orizzonte: le luci rassicuranti del porto.

® Emanuela Taddei


sabato 5 luglio 2025

La ballerina di Auschwitz

 La ballerina di Auschwitz- Edith Eva Eger


Si legge in un fiato.

Terribile.

Disarmante.

Agghiacciante.

Non lasciamo che i guerrafondai spargano ancora i loro semi di morte.

Il non ribellarsi non è una buona strategia.

Opponiamoci a questa logica di GUERRA portata avanti da un’altra logica, quella del profitto. 



venerdì 4 luglio 2025

L’odio porta odio (Auschwitz)

 Le sarte di Auschwitz - Lucy Adlington 

Il nastro rosso - Lucy Adlington 

Il segreto della sarta di Parigi - Fiona Valpy 


L’ODIO NON PORTA MAI A QUALCOSA DI BUONO.

NEL MONDO SI STA COLTIVANDO ODIO.

E NON CI SARÀ UN BEL FINALE.




martedì 17 giugno 2025

Auschwitz

 La ribelle di Auschwitz - Nechama Birnbaum 

Mi chiamo Lily Ebert e sono sopravvissuta ad Auschwitz - Lily Ebert


L’odio genera mostri.

Le cattive parole generano atrocità.

Facciamo attenzione a non farci trascinare da chi desidera la nostra sottomissione.

Emanuela Taddei 



venerdì 6 giugno 2025

Fermo forzato a Policoro

 6 giugno 2025 Policoro (Basilicata)

Approfittiamo del fermo forzato per rileggere libri sull’Afghanistan in previsione del prossimo romanzo. 

Buona giornata.




lunedì 2 giugno 2025

Il deserto dei tartari

 IL DESERTO DEI TARTARI - DINO BUZZATI (audiolibro)

Una vita come tante: in attesa della morte.

Emanuela Taddei 


Da Q Libri

UN'ATTESA INFINITA CHE FA PERDERE TUTTO.


Giovanni Drogo viene nominato ufficiale ed assegnato a una fortezza remota, avamposto di una guerra che appare imminente. Ogni giorno trascorre nell’attesa del nemico, con la consapevolezza che prima o poi egli si paleserà e la battaglia, con la conseguente gloria per i vincitori, sarà inevitabile. L’entusiasmo giovanile del giovane Drogo illuso dalla speranza di una carriera militare eccezionale lascia spazio pagina dopo pagina alla presa d’atto che il protagonista ha sacrificato gli anni migliori della propria vita nell’attesa di qualcosa che probabilmente non accadrà mai. Questo libro è una metafora della vita che spesso ci porta a credere in obiettivi superflui, figli di situazioni che verosimilmente non si concretizzeranno. Rinunciare alle gioie che la vita ci può offrire non cogliendo le opportunità che ci si presentano, in virtù dell’inseguimento di obiettivi evanescenti e fini a loro stessi, è quanto di più sbagliato si possa fare.

IL DESERTO DEI TARTARI 

L'ufficiale Giovanni Drogo, appena ventenne, prende servizio alla Fortezza Bastiani, ultimo avamposto ai confini settentrionali del regno, che domina un desolato deserto dal quale dovrebbe arrivare un improbabile invasione nemica. Drogo, insieme agli altri ufficiali e le truppe, quasi “malato” di attesa, passa il resto della sua vita scrutando la pianura sassosa, aspettando incessantemente l'evento bellico che illumini e riscatti la sua esistenza. Infine si trova di fronte all'unica battaglia davvero inevitabile per ogni essere umano: solamente faccia a faccia con la morte, solitaria e dignitosa, il vecchio ufficiale assapora finalmente la sua vittoria.



Le otto montagne

 LE OTTO MONTAGNE - Paolo Cognetti (audiolibro)


Ritmo lento, malinconico, nostalgico.

Tentata più volte di interrompere l’ascolto.

Infine ho retto.

Scritto molto bene.

Magnifici gli scenari montani.

Tristezza che si protrarrà per qualche giorno.

Recensione stile “alfabeto Morse” 


domenica 25 maggio 2025

Le lacrime di Allah




 Le lacrime di Allah di Fausto Biloslavo

Ultimo libro cartaceo prima della partenza.

In barca leggerò solo Kindle. 

Al rientro inizierò a scrivere il romanzo dedicato ad un cane eroe militare e ai nostri amati soldati. 

Non vedo l’ora.

sabato 24 maggio 2025

Basta guerra!

 In silenzio urliamo:

Basta guerra!

Il mondo è dei bambini…

Lasciamoli cantare…

© Emanuela Taddei



PACE

 Sabato 24 maggio 2025 

PACE 

Non voglio essere complice di un genocidio!

NO AL RIARMO! 

Non voglio essere complice della distruzione dell’Europa e dei suoi valori.